Una Crisi Finanziaria Nel Futuro Prossimo?

mutui subprime cosa sono e come cambiano nel 2019

Le crisi finanziarie mondiali, quella del 29, nata negli Stati Uniti d’America e che si è protratta per tutto il decennio successivo, o quella del 2007/2009, nata anch’essa negli Stati Uniti, la cosiddetta crisi dei mutui subprime, così come tutte quelle crisi locali o di area che si sono succedute nel secolo scorso sino quasi ai giorni nostri, Messico ‘94, Sud Est Asiatico ’97, Russia 97/98, Brasile 98/99, Argentina 2001, le crisi dei debiti sovrani negli anni 2010/201, hanno tutte un comune denominatore: sono state preannunciate da eventi o andamenti straordinari, eccessivamente rialzisti o espansivi, ovvero protezionistici, e si potrebbe continuare per molto. Inoltre, l’aver superato le crisi finanziarie mediante l’adozione di provvedimenti legislativi e di comportamenti riflessivi da parte degli operatori del settore non sempre, anzi quasi mai, ha comportato un mantenimento nel tempo di atteggiamenti e modalità operative prudenti e legate alla economia reale. La corsa alle bolle o all’aumento dei debiti sovrani hanno sempre il sopravvento in un arco temporale di medio periodo. Tragicamente, sta accadendo ancora. Forse, e me lo auguro, sono pessimista, vedo nero, troppo, ma dei segnali particolarmente significativi provengono da oltre oceano, laddove un raffreddore, in genere, si trasforma in una grave malattia per il resto del mondo. Figuriamoci per noi italiani.

E vediamoli sinteticamente questi segnali, meglio questi indizi che si colgono negli Stati Uniti.

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Tornano i subprime, ma non di mutui per acquisto di immobili, bensì per l’acquisto di autovetture: cioè l’acquisto mediante il credito al consumo, a rate, di auto.

Secondo. Aumento dei mancati pagamenti entro la scadenza dei canonici 90 giorni. Un dato su cui riflettere in quanto la attuale percentuale del 4.71% si avvicina rapidamente al 5.27% che si rilevò nel 2010, ed è in crescita costante dal 2015 benché, a differenza del 2010, oggi non c’è la disoccupazione a doppia cifra.

Terzo. Dal 17 Settembre 2019 alcune banche americane, di cui non è dato sapere esattamente quali, stanno partecipando alle aste della Federal Reserve che offre sul mercato decine e decine di miliardi di dollari, in modo da prendere a prestito liquidità a brevissima scadenza. Prima di parlarvi dei motivi che spingono le banche ad acquistare questa tipologia di  liquidità, segnalo che, in origine, il programma promosso dalla Federal Reserve non avrebbe dovuto protrarsi oltre il 10 Ottobre; invece è continuato sino al 13 Novembre certamente e non ci sono comunicazioni che fanno intendere un prossimo stop alle aste, anzi ne programmano di altre per un controvalore di 55 miliardi di dollari. Ma cosa obbliga le istituzioni finanziarie americane ad aver bisogno di così ingenti iniezioni di liquidità? Si possono fare solo delle ipotesi. Sicuramente le riserve valutarie bancarie sono calate a fronte del pagamento di ingenti somme di tasse al Governo federale, oppure a seguito dell’obbligo di acquisto di titoli di stato. Ma si possono immaginare anche altri scenari, altrettanto validi che si affiancano, senza escluderli, a quelli già citati. In ogni caso, quella che doveva essere un intervento della FED straordinario e di brevissimo respiro, si sta trasformando in una iniezione di liquidità nel sistema finanziario particolarmente costoso per le banche e, quindi, per i consumatori oltre che quasi sistemico.

Quarto. Gli amministratori, i membri dei cda, i vari chief di importanti società quotate stanno vendendo enormi quantità di titoli delle società che presiedono, raggiungendo livelli di vendita più alti dal 2000 ad oggi. A ciò si aggiunga che un Fondo ha sollecitato i propri clienti a ridurre l’ammontare degli investimenti in titoli azionari (Fonte: Business Insider).

Ce n’è abbastanza, pertanto, per una valutazione dal punto di vista finanziario orientata più alla prudenza ed alla massima attenzione a ciò che avviene sui mercati che all’entusiasmo per prospettive di guadagni troppo allettanti.

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