Impresa e Legalità

Sembra scontato che si guardi all’impresa, con tutto quello che ne discende in termini di lavoro, benessere, tranquillità sociale, come una realtà primaria, imprescindibile, se si vuole che una diffusa legalità, e non il semplice senso della legalità, viva e cresca nella società civile. Eppure non sempre il binomio impresa e legalità convive serenamente nel contesto sociale che si prende in considerazione.

Generalmente, una azienda è il simbolo positivo della capacità di uomini e donne di impegnarsi fattivamente e nel rispetto delle regole, sia normate che in uso abitudinario, al fine di perseguire un benessere che possa garantire una qualità di vita sempre più elevata. Naturalmente bisogna distinguere tra imprenditori e addetti, operai, maestranze in generale, che ancora oggi non godono di  livelli di qualità della vita più che proporzionali rispetto ai loro capi. 

Questo è un aspetto che analizzeremo in un altro articolo.

In questa sede dobbiamo valutare come l’evoluzione dello scopo dell’impresa sia passato da quello di produrre meramente “profitto” a quello di produrre dalla seconda metà del secolo scorso “anche profitto” nel quadro dell’assunzione della responsabilità sociale in cui è incorniciata la propria attività. L’imprenditore deve tener conto che un buon prodotto o servizio è tale non solo se genera profitti ma quando provoca crescita di tutti gli attori sociali e ambientali; quando, cioè, la capacità di scoprire problemi, risolverli e innovare aumentano il valore dell’azienda non più legata esclusivamente al flusso di profitto che la sua attività genera. Un sistema imprenditoriale siffatto è garanzia assoluta anche per gli investitori, che sanno di affidare le risorse finanziarie che possiedono a realtà destinate a rimanere a lungo sul mercato dove agiranno da protagoniste positive. Il caso degli istituti di credito statunitensi falliti è un esempio di come, invece, la corsa esasperata al profitto abbia fatto abbandonare la strada dei comportamenti virtuosi da tenersi nei confronti dei risparmiatori. Di più, la consapevolezza di andare incontro ad un probabile se non certo crack, clamoroso quanto disastroso, ha fatto si che si spingesse sempre più sull’acceleratore dell’indifferenza ai basilari principi di legalità, trasparenza e onestà nei confronti del mercato.

L’Impresa che lotta per restare nella Legalità

La legalità è compromessa ogni qual volta l’interesse di pochi se non dei singoli prevale su quelli generali; ogni qual volta la bramosia di denaro e potere si insinua subdolamente o dichiaratamente nelle azioni degli imprenditori o dirigenti d’azienda. Ancor di più la legalità è sconfitta quando l’impresa è il cavallo di troia di interessi malavitosi. In questo caso il sistema imprenditoriale locale o nazionale subisce una contaminazione difficilmente purificabile. Si abbattono in un sol colpo tutte le garanzie di rispetto del mercato, della concorrenza, degli operatori pubblici, del mercato finanziario, del mondo del lavoro. L’impresa che nasce quale strumento di riciclaggio di denaro sporco ha un solo scopo : portare alla luce del sole denari altrimenti non giustificabili e da tener nascosti e inutilizzati. Per raggiungere tale obiettivo non ci si fa scrupolo di offrire prodotti e servizi a prezzi ribassati, oppure di scarsa qualità, di approvvigionarsi di materie prime e quant’altro sfruttando pratiche disoneste, di gestire la forza lavoro con metodi prevaricanti delle più elementari regole, di godere di sistemi di corruttela che permettono loro di effettuare investimenti altrimenti non eseguibili, e così via. Il malaffare può palesarsi nei più disparati modi; la fantasia certo non manca! Un’ azienda che si alimenta alla tavola del malaffare impedisce all’imprenditoria sana di giocare alla pari sul mercato della libera concorrenza. Il rispetto delle regole, della legge, in questo caso diventa il principale ostacolo all’attività dell’imprenditore pulito e volenteroso. Non può reggere la concorrenza. E’ costretto a chiudere o a de localizzare la propria attività. E’ un paradosso, ma la legalità non tutela chi agisce nell’alveo del rispetto di essa. Occorre che lo Stato faccia la sua parte. Ma questo è un altro discorso, molto complesso in un’Italia dove le organizzazioni criminali sono veramente forti e numerose. Per giunta, ultimamente, alimentate da nuova manodopera di importazione o affiancate da sodalizi criminali africani o dell’est Europa. E’ un quadro drammatico se vogliamo. E’ un quadro che dovrebbe spingerci ad abbandonare qualsiasi iniziativa o volontà di fare impresa in Italia. Non possiamo farlo e una cosa, almeno dobbiamo chiederla con forza allo Stato. Se la lotta alle mafie è lontano dall’essere vinta, pretendiamo che il sistema imprenditoriale venga aiutato efficacemente, massicciamente. Deve essere l’obiettivo principale di qualsiasi governo quello di agire e mettere in campo risorse e strumenti per far crescere il sistema impresa Italia, avendo l’accuratezza di impedire che tali aiuti, però, non vadano a finire nelle tasche sbagliate. Sarebbe un autogol clamoroso, di cui non abbiamo certamente bisogno.

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