Mutui, Bce e Surroga

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La Banca Centrale Europea prosegue con la politica di gestione dei tassi di interesse per contrastare la crescita dell’inflazione che attanaglia l’Europa da diverso tempo. Bisogna anche dire che la nostra inflazione non dipende dall’aumento, come è ad es. negli Stati Uniti, della domanda e dalla ingente massa monetaria presente sul mercato ma è importata, cioè è il risultato principalmente dell’aumento dei costi dell’energia (gas in primis) e delle materie prime importate dal resto del mondo. Pertanto, a mio avviso, non dovrebbe essere soltanto la politica di gestione dei tassi di interesse a cercare di porre un freno alla corsa al rialzo dei prezzi dei beni e dei servizi ma una strategia economica di medio e lungo periodo che getti le basi per una solida e poco influenzabile da fattori esterni economia europea. Aumentare in questa fase soltanto i tassi di interesse per effettuare una manovra finalizzata ad una riduzione della massa monetaria in circolazione che comporta minori investimenti, riduzione della spesa dei consumatori, eccessivo apprezzamento della valuta di riferimento, non sembra che sia la soluzione del problema. In questa sede, però, si intende analizzare uno degli effetti dell’aumento del costo del denaro sulle persone e sulle famiglie che hanno acceso un mutuo.

L’ultimo rialzo dei tassi di interesse, pari a 50 punti base, è del 16 Marzo u.s., preceduto da ben altri 6 aumenti a decorrere dal Luglio 2022. La ricaduta sui mutui a tasso variabile si sostanzia in un aumento delle rate del 48% circa rispetto a quella dovuta prima dell’inizio dei rialzi (Fonte: Facile.it). Si comprende facilmente quale sia l’impatto deflagrante sulle economie familiari dell’aumento della rata. Siamo qui a sperare che la crisi di Credit Suisse e di SVB porti le autorità monetarie europee a rivedere la politica sui tassi di interesse nel senso di una minore tendenza all’aumento della stessa, se non di riduzione dei tassi nel prossimo futuro. Nutrire aspettative in tal senso solo a seguito di crisi finanziarie non è sicuramente un bel viatico per i cittadini. Ma tant’è.

Per chi ha sottoscritto mutui a tasso fisso evidentemente la rata risulta invariata. Invece per chi si appresta ad accendere un mutuo a tasso fisso deve tener conto che i tassi variabili sono quasi al livello di quelli fissi, motivo per il quale si deve valutare attentamente quale sia il tasso conveniente nella prospettiva di medio lungo periodo. I consumatori si trovano di fronte a scelte che difficilmente possono effettuare con la dovuta cognizione di causa, vista la materia particolarmente ostica.

Al momento si può solo suggerire a coloro che hanno un mutuo in essere a tasso variabile di prendere in considerazione l’ipotesi di effettuare una surroga.

La surroga consente di trasferire ad un altro istituto di credito il proprio mutuo, senza pagare penali o spese di alcun genere. La nuova banca, in caso di surroga, offre condizioni nuove e più vantaggiose di quelle attualmente vigenti sul mutuo in corso, accesso presso la prima banca. Bisogna, però, fare attenzione ad alcuni aspetti, in quanto non sempre conviene effettuare una surroga. In genere la convenienza in una surroga non sussiste allorchè restano pochi anni alla fine del mutuo ed il piano di ammortamento utilizzato è quello cosiddetto alla “francese”. Ricorrendo queste due condizioni, la quota di interessi è quasi tutta pagata per cui l’incidenza dell’aumento dei tassi ha effetti pressochè nulli sulla rata, che sarà composta per la maggior parte dalla quota capitale.

Una ultima considerazione. Dall’inizio dell’anno le richieste di mutui sono in calo rispetto al 2022 e, soprattutto, si è ridotto l’importo medio.

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