L’Italia diventa una “Smart Nation”

Un’Evoluzione auspicata, ma non ancora una Certezza

Abbiamo sicuramente compreso che la sfida da raccogliere nell’immediato futuro è quella dello sviluppo esasperato dell’innovazione tecnologica e del sostegno forte e strategico, come nazione, di essa attraverso quanti più strumenti disponibili o da creare. Una nazione SMART è una nazione sviluppata, capace, brillante, acuta, sveglia, che trasforma le sue città in Smart city, che abbia una Smart Economy e una smart governance: il miglioramento della qualità della vita ed una contemporanea riduzione dell’impatto sull’ambiente delle attività umane sono i principali obiettivi da perseguire con rinnovata tenacia, ostinazione. Inoltre, è questo è un problema tutto italiano, c’è la necessità di difendere l’interesse nazionale contrastando la costante cessione e dispersione di talenti, proprietà intellettuale e altri asset strategici che nella migliore delle ipotesi vengono “svendute” all’estero, gravando enormemente ed incommensurabilmente sul bilancio delle conoscenze del sistema Paese.

Il Fondo Nazionale Innovazione (FNI), da poco creato dal governo italiano, con una dotazione iniziale di un miliardo di euro, nasce secondo lo spirito e la volontà di dare un forte impulso alla promozione degli investimenti in processi e prodotti innovati tecnologicamente.

E’stato individuato come ottimo gestore del FNI la Cassa Depositi e Prestiti, organismo pubblico, particolarmente adatto e competente nell’erogazione fondi verso il mondo privato e quello pubblico.

Lo strumento operativo di intervento del Fondo Nazionale è il Venture Capital, ovvero investimenti diretti e indiretti in minoranze qualificate nel capitale di imprese innovative. E’ forse lo strumento migliore per mettere insieme gli investitori e gli imprenditori innovanti. L’annosa questione di trasferire nella realtà le infinite innovazioni che il genio italico, da sempre, è in grado di pensare può trovare una chiave di volta se lo stato decide di intervenire come primo attore non protagonista nell’economia reale. C’è bisogno veramente di una azione disruptive, come dicono gli anglosassoni, i quali sanno bene cosa occorre ad una economia e a un popolo per elevare gli standard qualitativi di vita, ma non hanno, come noi invece, quel quid che la storia passata e anche recente ci riconosce e che ci consente di raggiungere elevatissime quote nella creazione di soluzioni innovative.

Esistono diversi livelli di sostegno agli investimenti nell’innovazione tecnologica; si va da quelli previsti dalle Regioni, con tagli finanziari minori, ad altri su base nazionale, che prevedono investimenti molto ingenti, fino ad arrivare alle misure create dall’Unione Europea, particolarmente ricche finanziariamente. Bisogna sapersi districare in questo mare magnum ed affidarsi, se del caso, a professionisti non dell’ultima ora. Insomma il mio invito agli imprenditori è quello di guardare nei cassetti dove custodiscono gelosamente idee e progetti per tirarli fuori e adoperarsi per realizzarli, da soli o, magari, in associazione con università, ricercatori, enti pubblici.

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