Innovazione e sviluppo – Industria 4.0

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Innovazione e sviluppo – un paradigma di riferimento per le attuali e le prossime generazioni

Con questo articolo intendo affrontare il tema delle cosiddette rivoluzioni scientifiche che si generano dalle mutazioni dei modelli che regolano gli aspetti sociali e filosofici del vivere comune. Svolgerò il mio tema in più puntate, anzi probabilmente senza la definizione di un arco temporale, ma concedendomi la possibilità di proporre, come fosse una nuova rubrica del nostro periodico, esempi virtuosi di innovazioni, di nuove tecnologie, di scoperte scientifiche, di sperimentazioni e applicazioni originali, fino ad arrivare all’illustrazione ed alla presentazione di eventuali nuovi paradigmi, qualora se ne profilasse all’orizzonte la formazione. L’intento è quello di racchiudere in unico pensiero il motus del mondo scientifico e del mondo universale, complessivo, al fine di renderli sempre più vicini, prossimi, interscambiabili, correlati. E’ l’antico desiderio dell’umanità di riuscire a rendere fruibili nei tempi più rapidi possibili i progressi scientifici e tecnologici che in tutto il mondo vengono raggiunti ogni giorno da migliaia di uomini e donne, rappresentanti della ricerca o cittadini comuni che siano.

Viviamo l’era della Quarta rivoluzione industriale, la cosiddetta INDUSTRIA 4.0, che ha comportato una integrazione senza precedenti tra automazione, digitalizzazione, connessione e programmazione. In buona sostanza è stato sconvolto il modo di lavorare e, con esso, l’organizzazione dell’azienda stessa. In tutto ciò la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica svolgono il ruolo principale di attori primari; senza il loro apporto indiscutibile nulla sarebbe possibile: la produzione industriale (nuovi materiali, robot, interconnessione, realtà aumentata, stampante 3D), e la trasmissione di dati e informazioni (cloudbig dataanalytics) solo per citare alcuni concreti esempi non avrebbero mai visto la luce. Naturalmente è compito dell’uomo far si che un simile processo possa far crescere il nostro pianeta in modo soprattutto sostenibile, nel rispetto delle condizioni naturali esistenti, garantendo un livello di benessere, di eguaglianza e di democrazia tra i popoli. La grande sfida sta proprio in questi ultimi aspetti e valori declinati. Il passato ci ha insegnato che la rincorsa a nuovi e migliori stili di vita, in realtà confinati all’inizio solo in alcuni stati e poi diffusi lentamente nel resto del pianeta, lasciando isolate ancora oggi importanti sacche di popolazione mondiale, ha provocato gravi danni, spero ancora reversibili, all’ecosistema globale. Madre terra è stata considerata come una grande spugna che potesse assorbire all’infinito qualsiasi nostra azione, senza che rilasciasse reazioni uguali e contrarie. Esattamente ciò che, oggi, tutti, ormai, siamo in grado di constatare sulla nostra pelle.

Devo, purtroppo, osservare che si cerca di utilizzare la ricerca e l’innovazione come cavalli di Troia per conquistare il controllo reale delle popolazioni  e delle economie mondiali. E’ in atto una guerra, senza esclusione di colpi, tra le superpotenze mondiali, con risorse impiegate infinitamente superiori a quelle utilizzate nella seconda guerra mondiale e nella successiva guerra fredda. Come allora e anche di più, è interessato il mondo intero; ogni Stato è signore o suddito, secondo la forza e l’indipendenza che possiede, in questo grande gioco del potere contemporaneo. I popoli subiscono, indifesi, l’insinuazione, attraverso messaggi rassicuranti che promuovono prodotti e servizi moderni, utili, appetibili, vantaggiosi, etc, della funzione di controllo e di indirizzo della loro vita privata, del mondo del lavoro e delle relazioni sociali. E’ un bombardamento mediatico continuo, velocissimo, violento, subdolo, viscido, finalizzato a diffondere tecnologie innovative applicabili in tutti i campi che violano sistematicamente il sentimento di eguaglianza e di democrazia. Crediamo di poter effettuare scelte in assoluta autonomia, senza condizionamenti, liberi di decidere come vivere, come lavorare e come produrre; invece dobbiamo essere consapevoli che il progresso, così come è ancora oggi, ci permette di muoverci nell’ambito di una cornice ben delineata ma che non possiamo vedere. Non possiamo uscire dal quadro che altri hanno dipinto per noi.

Questa disamina, abbastanza sintetica, della condizione attuale del progresso in atto deve servirci a far si che solo la capacità di ricerca e di innovare unita alla più ampia diffusione e condivisione dei risultati innovativi può determinare la fine della guerra industriale in atto. E’ necessario che ogni Stato, ogni cittadino, ricercatore o industriale, professore o politico, amministratore o alunno, e così via, si sforzi di esercitare la pressione giusta al fine di indirizzare la ricerca e le innovazioni verso uno sviluppo generale, rispettoso dell’ambiente, quindi sostenibile, non invadente, che lasci comunque la possibilità di scegliere tra diverse opzioni. Oserei sperare in una ricerca ed in una innovazione plurale, cioè che ha in se diverse soluzioni di uno stesso problema e che sia accessibile a molti.   

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